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Ogni tanto, navigando su X, mi imbatto in post di persone convinte che conoscere qualcuno su app di incontri sia moralmente equivalente a presentarsi a un matrimonio in infrandito.
“Mi vergognerei troppo a dire che l’ho conosciuto su Tinder”
Concetta, ma di cosa esattamente ti vergogni? Nel 2026, usare un app di incontri è normale quanto usare Google Maps per non perdersi. Eppure, c’è ancora qualcuno che storce il naso, come se fosse una confessione imbarazzante.
Spoiler: non lo è. E ti spiego anche il perché.
“App di incontri”: il nome, stranamento, descrive già la cosa
Partiamo dalle basi, che non guasta mai. Le app di incontri sono state create per fare incontri. Lo so, sconvolgente, vero?
L’etichetta di ‘luogo per gente disperata che vuole solo scopare’ ce la siamo attaccata noi, non loro. Nel regolamento di queste piattaforme non c’è scritto nulla del genere. Anzi, molte vietano esplicitamente contenuti troppo espliciti.
Quindi, il problema non sono le app. Ma noi e come abbiamo deciso di raccontarla.
Il consiglio non richiesto del millennio: ‘esci di più di casa’
Ah, il classico. “Esci di più invece di stare su quelle app”. Sembra semplice, quasi ovvio. Ma la vita reale non va sempre come ce la immaginiamo.
Proviamo a immaginare la scena: sei timido, ansioso, appena trasferito in una nuova città e non conosci nessuno. Esci di casa — e poi? La gente cammina con le cuffie, guarda lo schermo, pensa ai fatti suoi. Non siamo in un film romantico anni 90, dove il protagonista incontra l’amore della sua vita al supermercato tra i cereali. Nessuno ti ferma per parlare. Forse l’unico che ti rivolge la parola è il vecchietto alla fermata dell’autobus ma spesso, poverino, viene ignorato.
Per molti, le app non sono una scorciatoia, ma strumenti. Come il telefono fisso, Facebook, o qualsiasi altra invenzione futura. Gli strumenti non sono mai buoni o cattivi: conta come li usi.
Se tu, Genoveffa, hai amici che ti attendono sotto casa, ottimo. Ma non è così per tutti. Sparare sentenze su chi trova amici in altri modi dice più di te che di loro.
‘Dove vi siete conosciuti?’: ovvero, il doppio standard che non è mai passato di moda
Immaginiamo due scenari.
Scenario A: “Ragazze, vi devo dire una cosa – ho conosciuto Marco in un bar, stavamo aspettando tutti e due al bancone e abbiamo iniziao a parlare”.
Reazione del gruppo: cuoricini, “oddio, che romantico”, e qualcuna che chiede i dettagli del primo appuntamento.
Scenario B: “Ragazzi, vi devo dire una cosa – ho conosciuto Marco su Tinder”.
Reazione del gruppo: silenzio di due secondi, un sopracciglio alzato, e un “ah… e com’è?”, con quel tono che sa già di verdetto finale.
Stessa notizia. Stesso ragazzo. Ma reazioni opposte. Perchè?
In entrambi casi, Marco è uno sconosciuto di cui non sai nulla. Il meccanismo è identico: parlate, vi conoscete e vi piacete, oppure no. L’unica differenza è il mezzo, e giudicare una storia d’amore dal mezzo da cui è iniziata è un po’ come dire che un romanzo è brutto solo perchè l’hai letto su e-reader invece che su carta.
‘Non si mai chi si incontri online’ – vero, ma parliamoci chiaro
Si è cresciuti con quell’idea che internet sia un posto pieno di bugiardi, esaltati o persone con intenzioni discutibili. E sì, esistono. Però permettimi una domanda: tu sai sempre chi incontri dal vivo?
Se apriamo un qualsiasi quotidiano di cronaca nera, il mostro di turno quasi mai è uno sconosciuto incrociato su un’app. Spesso è il collega affascinante, il vicino di casa, il ragazzo della palestra – quello che tutti definivano ‘una persona per bene”. La pericolasità non ha un profilo utente verificato.
Non dico di abbassare la guardia online; la prudenza è doverosa, sempre e ovunque. Voglio solo sottolineare di non usare la paura per demonizzare la tecnologia. Le app non sono né il paradiso dell’amore perfetto, né il portale dell’orrore: sono uno spazio con luci e ombre come la vita reale.
Se a te le app sono andate male, mi dispiace davvero. Ma la tua esperienza non è una legge universale. Da qualche parte, in questo momento, qualcuno sta mandando il primo messaggio alla persona con cui passerà i prossimi dieci anni. Magari su Hinge.
E non c’è niente di cui vergognarsi.
