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Ho guardato Bridgerton su Netflix e, sì, lo so che state pensando: ‘eccone un’altra che scrive dei Bridgerton”


Aspettate! Non sono qui per discutere se Anthony sia più affascinante di Colin (anche se lo è, inutile negarlo). Sono qui per dirvi una cosa: Bridgerton ci ha mostrato che il corteggiamento dell’800, con tutti quei balli in maschera e sguardi dietro ventagli, non era poi così diverso dal nostro. L’unica vera differenza? Loro avevano vestiti da principesse, corsetti e parrucche.

Ma c’è un piccolo problema: noi, nel 2026, siamo decisamente peggiorati.

Bridgerton ci ha cambiato anche il guardaroba (e la dignità)

Ammettiamolo: prima di questa serie, la maggior parte di noi il corsetto non sapeva nemmeno cos’era. O, se lo sapeva, lo immaginava come quell’arnese che le nonne indossavano sotto il vestito e che nessuno doveva vedere.

Poi è arrivato Netflix e, improvvisamente, il corsetto è diventato il capo must-have dell’anno. Lo si indossa ovunque: sopra la maglietta, sulla camicia oversize rubata al fidanzato, o addirittura da solo, come se fosse una semplice giacca di pelle. Abbiamo deciso che soffocare per sembrare una debuttante è un trend accettabile.

La serie ha rivoluzionato così il nostro modo di vestire, con una differenza. Nell’800 il corteggiamento richiedeva molto più impegno. Per farti notare dovevi sopravvivere a tre ore di vestizione, damigelle che ti tiravano le stringhe fino allo svenimento e quintali di seta. Oggi, nel 2026, l’impegno massimo è scegliere il filtro giusto per la storia in cui si sfoggia il corsetto comprato online.

Insomma, abbiamo preso lo stile del Regency, ma abbiamo lasciato l’impegno direttamente nel 1813.

Mercato matrimoniale vs Tinder: stessa tragedia, packaging diverso

Nel mondo di Bridgerton esisteva la ‘Stagione’, quel magico periodo in cui le famiglie dell’alta società trascinavano le figlie nei saloni più esclusivi di Londra, le vestivano come torte e le mettevano in mostra come se fossero lotti all’asta.

Il messaggio era sottile ma chiaro e diretto:”Ecco la nostra bellissima primogenita, è istruita, suona il piano e ha ancora tutti i denti. Fate le vostre offerte“. Praticamente una fiera di bestiame, ma con più pizzi e meno fieno. 


Oggi avviene più o meno la stessa cosa. Solo che invece di una sala da ballo, basta uno swipe sul telefono.

Ditemi voi: cosa c’è diverso tra scorrere foto su Tinder alle 3 di notte e rincorrere uno scapolo d’oro in una sala di ballo? Forse solo la logistica. Nell’800, era tua madre a fare il lavoro sporco di PR per te. Ora lo fai da sola, sul divano, in pigiama, e un calice di vino in mano come supporto psicologico.

Romantico, no?

Sai qual è il vero trucco? Nell’800 era onesti: lo chiamavano per quello che è: un mercato matrimoniale. Oggi si chiama “dating” e ci si mette anche un cuoricino nel profilo.

Lady Whistledown vs Social Media: il pettegolezzo ha cambiato abito, non abitudine

In Bridgerton c’era Lady Whistledown, una ‘megera’ che pubblicava foglietti scandalistici capaci di polverizzare una reputazione in una notte. Tutti la temevano. Ma nessuno sapeva chi fosse (Spoiler: era Penelope, una che ai balli ti sorrideva, mentre prendeva appunti per il prossimo numero).

Oggi facciamo lo stesso, ma con meno classe. Non usiamo calamaio e carta pregiata, ma Instagram, Tik Tok o X (per chi vive sotto una pietra o è nostalgico, un tempo si chiamava Twitter).

Ma ecco il paradosso: Lady Whistlendown aveva il coraggio almeno di nascondersi dietro uno pseudonimo. Noi ci mettiamo la faccia, il nome e pure il filtro bellezza, come se distruggere qualcuno fosse diventato un hobby da condividere con orgoglio.

La differenza è etica. Penelope scriveva perché in una società patriarcale quello era il suo unico potere. Noi abbiamo tutto il palcoscenico del mondo e come lo usiamo? Per fare screenshot da mandare al gruppo delle amiche che piangono dal ridere. 



Insomma, Lady Whistlendown avrà anche inventato il pettegolezzo; noi lo abbiamo solo reso più meschino e a portata di pollice.

Evoluzione? No. Direi regressione, con più follower.

La pressione dei genitori: unica cosa che non è cambiata (purtroppo)

Nell’800, i genitori aveva unico, ossessivo obiettivo: il “buon partito”. Volevo un matrimonio ricco, titoli nobiliari e possedimenti terrieri. Prendete Violet Bridgerton, che voleva che a tutti i costi che la sua prima figlia, Daphne trovasse marito. E alla fine? Sposò un Duca, bello, tormentato e con un castello che servono mappe di Google per trovare il bagno. Missione compiuta, complimenti!

Oggi i nostri genitori vogliono esattamente la stessa cosa. Solo che la chiamano “stabilità” e te la iniettano in vena come un cecchino durante i pranzi della domenica.

“Ma quindi quel ragazzo nelle foto…non è quello giusto?”
“Quell’altra ragazza della tua età è già sposata con figli, sai?”
“Non dico che devi sposare un duca, ma almeno un avvocato sarebbe bello… qualcuno con una situazione stabile, no?”

La differenza? Nell’800, la tortura era concentrata sulla “Stagione”. Pochi mesi di inferno, poi o eri sistemata o finivi per fare la zia zitella che legge libri in giardino. Oggi la pressione è sul lavoro, sulla casa e sulla carriera. Si è passati da qualche mese di stress all’anno con la Stagione a una vita intera sotto esame.

Insomma, cambiano epoche, cambiano aspettative, ma la pressione genitoriale resta sempre uguale. Una costante come le domande imbarazzanti a Natale.

La morale (quella che si finge di avere)

Che sia nel 1813 o nel 2026, il corteggiamento resta un circo. Solo che in Bridgerton c’erano vestiti mozzafiato, musica classica e scandali sussurrati dietro i ventagli. 


Oggi il nostro “Gran Ballo” è tutto nel telefono: i vestiti sono i filitri, la musica è una playlist Spotify che metti mentre ti prepari per l’appuntamento e gli scandali li scopri scorrendo l’Instagram dell’altra a mezzanotte.

Niente è davvero cambiato. Siamo ancora lì a sperare che qualcuno ci scelga tra una folla di pretendenti, cercando di non sfigurare davanti alla Regina (che oggi si chiama algoritmo).

Esiste una piccola, insignificante differenza. Nell’800, anche il peggiore dei libertini doveva almeno saper scrivere una lettera decente o saper ballare senza calpestarti i piedi. E nessuno – e dico nessuno – osava mandarti una foto non richiesta del proprio membro alle 3 di notte.

E su questo, amiche mie, Bridgerton ha perfettamente ragione: il Regency Era era decisamente, ma decisamente meglio. Almeno lo schifo aveva classe.

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giulinamastrocicco97@gmail.com

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