- 0
- 488 words
Ah, il Food Porn Digitale!
Siamo ufficialmente entranti nell’era in cui riusciamo a farci venire una fame atroce con i pixel mentre la digestione si fa a colpi di like.
Se anche tu, all’arrivo del piatto, smani più per scattare la foto che per mangiarlo, sei affetto dalla Sindrome del Flash Cronico (SFC).
Un disturbo ossessivo-compulsivo moderno che trasforma ogni pasto in un set fotografico, ogni cena in una gara a chi usa meglio il filtro, e ogni boccone…in attesa della luce perfetta.
Food Revolution: dalla masticazione alla ‘messa in posa’
Ricordate quando il cibo serviva a nutrirci? Tempi antichi!
Oggi la sua funzione primaria è un’altra: quella di generare invidia (e qualche languorino) ai nostri follower. Un piatto non è più un semplice insieme di ingredienti, ma un’opera effimera destinata vivere (e morire) nel feed di Instagram.
Complice la cultura dei programmi di cucina, da Masterchef in poi, il cibo è diventato una marionetta nelle mani di aspiranti food blogger.
L’Avocado Toast in bilico sulla tazza di cappuccino.
La pasta fresca in attesa del bagno di luce impietosa di un’ora, tra le 12:45 e le 13:00.
Il commensale che mugugna dietro la tenda.
Un teatro quotidiano del gusto…ma senza gusto.
Manuale di sopravvivenza: regole per non morire di fame…da foto
Sì, sì può guarire. Lo giuro!
Ho visto persone guarire. Ma per ritornare umani, si deve seguire un protocollo rigoroso: la de-tossificazione digitale culinaria.
Semplici regole:
- Regola dei tre scatti: il primo per l’archivio, il secondo per Instagram e il terzo… beh, per cancellare i primi due. Poi postate il terzo con un filtro a caso e lasciate il telefono a un commensale più anziano del tavolo;
- La prova del gusto: prendete un boccone e, se dopo aver masticato, vi ricordate di dovevate scattare la foto, complimenti, siete a un livello di dipendenza serio. Ricordatevi che il cibo è stato fatto per essere mangiato, non per essere guardato;
- Stop al “sali sali” sulla sedia: la vista dell’alto è morta nel 2018, e quindi cercate la vostra angolazione, magari seduti, come persone normali;
- Non sacrificatevi per un tag: il food porn è solo un gioco, non una religione. Non ossessionatevi con i like. Se la foto del tiramisù non fa il boom, non piangete: è solo un dolce, cavolo, non ha bisogno della validazione morale. Concentrati solo l’unica cosa che conta davvero: taggare il ristorante!
In conclusione, l’era del food porn digitale è un universo di eccessi e paradossi, dove il cibo è diventato una star che ha dimenticato come si fa a nutrire.
Tocca a noi a scegliere: se continuare a inseguire l’immagine perfetta o riscoprire il piacere autentico di un buon pasto.
E magari, ogni tanto, spegnete il telefono e lanciatelo sotto il tavolo prima di toccare il coltello. (No, questa frase non postatela su Instagram)
E voi?
Qual è stata l’esperienza più imbarazzante che avete vissuto o visto a causa del Food Porn?
