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C’è un motivo perchè certi franchise andrebbero lasciati in pace. Ma noi non impariamo mai, ed ecco Camp Rock 3.
Ho visto finalmente il film. Lo so, è abbastanza tardi per dire la mia opinione: è uscito il 14 agosto, e ci ho messo quasi un mese per guardarlo. Avevo paura.
Sì, paura di rimanere delusa. E indovinate? È successo. Sono rimasta abbastanza delusa, e il nuovo Camp Rock non mi è piaciuto. Non ho sentito le stesse vibes che ho provato con l’originale. Non dico che sia impossibile da guardare, eh, per carità si può guardare, tanto la trama non cambia molto.
Va bene, sono passati anni dal primo. Lo capisco. Ma qua non stiamo parlando di ‘è cambiato lo stile’, stiamo parlando di un film che condivide con l’originale solo il nome e, giustamente, i Connect 3. Il resto sembra scritta da qualcuno che ha visto Camp Rock solo una volta, di sfuggita, mentre cambiava canale.
La delusione, puntuale come sempre
L’emozione di rivedere lo stesso campeggio è stato forte, lo ammetto, ma è durato solo tre secondi. Poi ti guardi intorno cercando Mitchie, Shane, Tess e realizzi che sono spariti come i tuoi propositi di Capodanno. I nuovi personaggi ci provano, poverini, ma equiparare il cast originale è come chiedere a una tribute band di sostituire i Beatles: tecnicamente possibile, ma emotivamente devastante.
E le coreografie? Le canzoni? Ne vogliamo parlare? In fondo, se Camp Rock viene ancora ricordato dopo vent’anni è perché le canzoni erano delle vere hit. Ancora oggi le gente canta a squarciagola This is me, Gotta Find you o We rock ai party, ubriaca, alle tre di notte. Qualcuno canterà mai le canzoni di Camp Rock 3 tra vent’anni? Ne dubito fortemente, e non credo di essere l’unica.
Perché il vecchio Camp Rock funzionava
Perché vedere, Camp Rock del 2008 funzionava perché aveva quell’atmosfera da sedici anni, quell’imbarazzo adolescienzale genuino che oggi ci si prova a ricreare con il filtro Tik Tok e non funziona. Mitchie aveva sedici anni, sognava di cantare ma si vergognava pure di intonare ‘tanti auguri a te’. Arriva a Camp Rock e passa l’estate fingendo di essere una persona che non è, pur di non ammettere di essere la figlia della cuoca. Quello sì che era un dramma.
Shane Gray, il ribelle dei Connect 3, spedito lì come punizione/lavoro estivo, che invece di contare i giorni per andarsene, si mette a cercare una voce misteriosa sentita sola una volta. Roba da vero romanticismo, altro che swipe a destra.
Camp Rock era questo: Mitchie che vince la sua timidezza, il triangolo (quasi) con Shane e Tess, che fingeva sicurezza ma dentro era la più insicura e voleva solo l’attenzione della madre. Dramma vero, non recitato.
E non a caso che questo tipo di prodotti funzionano ancora oggi con le reunione: la nostalgia vende, sempre!
Camp Rock 3: tutti bravi, nessuno vero
Camp Rock 3, invece, sembra la riunione di famiglia dove tutti si sentono già ‘arrivati’. Nessuno spicca, e sono tutti sullo stesso livello di bravura, zero competizione, zero crescita: sanno già chi sono, che noia. E niente, buon per loro, ma un film ha bisogno di conflitto, non di un gruppo di adolescenti già illuminati spiritualmente.
Mi dispiace moltissimo per le nuove generazioni costrette a crescere con questo Camp Rock come punto di riferimento. Non proveranno mai le stesse emozioni del primo, unico, insostitubile Camp Rock originale.
Il verdetto? Guardatelo solo per i Jonas Brothers
Non chiamatelo Camp Rock. Non lo è. È un cover band con un budget più alto.
L’ho guardato solo ed esclusivamente per i Jonas Brothers e il cameo di Demi Lovato. Loro sì che sanno ancora come si fa. La trama e i personaggi nuovi potevano anche non esistere, onestamente non avrei notato la differenza
E voi l’avete visto? Ditemi che non sono l’unica ad aver pianto per Mitchie e Shane.
