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Un inglese zoppicante, un’intervistatrice che non c’entra nulla: insomma, nelle ultime ore, sui social è esplosa l’ennesima polemica. L’intervista di Cecilia Cantarana a Zendaya e Tom Holland. Sono piovute critiche nei confronti dell’influencer per alcune frasi in lingua inglese su cui si è bloccata. Un dettaglio da poco, soprattutto se poi a certi colloqui di lavoro ti chiedono come minimo il B2 o C1.
A me invece sorge una domanda: ma il talento e la preparazione contano ancora, in un mondo che premia numeri e follower?
Il fastidio (legittimo) di chi studiato per farlo: la mia espereinza
Molti direbbero ‘è invidia’ oppure rosicano’, ma ammettiamolo: stride un po’ vedere queste tiktoker, nate dal nulla e diventate famose per quattro video divertenti sui social, essere chiamate per servizi come interviste a personaggi pubblici. Penso che sia una mancanza di rispetto verso quelle persone che hanno studiato o lavorano in questo settore, soprattutto quando il contenuto richiede delle competenze specifiche.
E qui parlo anche da persona coinvolta: sono laureata in giornalismo e mi sto letteralmente ammazzando per prendere il tesserino da giornalista, e mi darebbe fastidio che un influencer, senza laurea né titolo giornalistico, venga chiamato a intervistare qualcuno di famoso e importanza al mio posto, solo perchè quella persona ha più follower di me su Instagram.
Intrattenimento sì, approfondimento no
Non voglio entrare in merito alla polemica dove si dice che ‘gli influencer non lavorano, ma fanno solo video o sponsorizzazione’. Perchè, piaccia o no, anche loro in qualche modo lavorano. Sono la prima a dire che un lavoro non si base solo sul fatto che si debba alzare alle 4 di mattina e spaccarsi la schiena in fabbrica. Per carità, anche chi si alza alle 9 e lavora davanti a un pc sta lavorano. Anche se, diciamolo, tra produrre contenuti e condurre un’intervista in mondovisione a due protagonisti Marvel, un po’ di margine di preparazione in più ce lo si aspetterebbe (anche perché in un’intervista di quel calibro non si può improvvisare).
Gli influencer fanno intrattenimento, e va benissimo se restano in format legger con i vip. Ma per un’intervista di approfondimento come questa, ecco, forse bisognava dare precedenza a qualcuno più competente nel settore.
Il genere non c’entra nulla
C’è anche chi liquida la questione dicendo che ‘non si sopporta il successo di una donna”. Ma qui non c’entra assolutamente nulla essere una donna o un uomo: anche se fosse stato un influencer maschio senza l’inglese o senza competenze nel settore, a mio parere sarebbe stato criticato nello stesso modo. Non è questione di genere, ed è un peccato che ogni volta si finisca per parlare d’altro invece che affrontare il problema vero.
Forse sarebbe arrivato il momento di far scendere dal piedistallo questi influencer, e considerarli solo per quelli che sono: intrattenimento, appunto. E non un corso accelerato di giornalismo (anche perché noi giornalisti siamo già una categoria abbastanza criticata così). Perché finché il pubblico sceglierà i click di un influencer al posto della competenza di chi ha studiato per farlo, la domanda vera non è chi viene chiamato a fare l’intervista, ma chi glielo permette.
